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Roma
Le Suore dello Spirito Santo e la Grande Guerra

Quest’anno ricorre il “Centenario del Milite Ignoto”. La scelta del soldato morto durante la I Guerra Mondiale, che divenne il simbolo di tutti i caduti di quel conflitto, ebbe luogo durante una cerimonia svoltasi all’interno della Basilica di Aquileia, dove Maria Bargamas, madre di un soldato morto in combattimento, senza che il suo corpo potesse mai essere identificato, scelse una tra le undici salme senza nome portate nella Basilica, provenienti ognuna delle zone del fronte bellico italiano. La salma del Milite Ignoto venne trasportata con grandi onori in treno fino a Roma e tumulata il 4 novembre 1921 presso l’Altare della Patria al Vittoriano.

I feretri dei militi ignoti all’interno della Basilica di Aquileia – foto: Ministero della Difesa

La Grande Guerra coinvolse non solo i soldati impegnati in prima linea nelle zone di guerra, bensì anche altri strati della società. Le donne, ad esempio, vennero impiegate nelle industrie belliche e in altre mansioni fino a quel momento esclusivamente maschili, in quanto gli uomini erano in larga parte arruolati nell’esercito. Il lavoro negli ospedali per curare i feriti fu notevole ed anche gli ordini religiosi si impegnarono in opere di carità a beneficio dei bisognosi: cura dei feriti, accoglienza di profughi e orfani, preparazione di indumenti per i soldati, aiuto ai poveri; molti preti erano, poi, accanto ai soldati come cappellani.

Orfane di guerra della Pia Casa d’Istruzione e Lavoro di Ariano di Puglia (oggi Ariano Irpino) 

Anche le Suore dello Spirito Santo non mancarono di compiere la loro parte di carità. In primo luogo Madre Giuseppina Arcucci e le sue “figlie” aprirono immediatamente le porte della Pia Casa d’Istruzione e Lavoro di Ariano di Puglia (oggi Ariano Irpino) alle orfane di guerra ed alle figlie dei richiamati alle armi, alle quali veniva garantito cibo ed istruzione. La carità delle Suore si estese, inoltre, alle vedove e alle sorelle dei soldati morti in guerra, nonché ai profughi triestini, ai quali diedero assistenza ed aiuto. Anche nella Casa filiale di Faeto le Suore si presero cura dei figli dei richiamati. L’attività caritativa delle Suore nei confronti di questi bisognosi continuò anche dopo la fine del conflitto. Non mancò neppure un pensiero a favore dei militari impegnati al fronte, per i quali vennero realizzati indumenti ed altri lavori in lana. Per questo loro impegno le Suore dello Spirito Santo ricevettero encomi e sostegni economici da parte di autorità ecclesiastiche, civili e privati cittadini, soprattutto dagli emigrati negli USA. Anche la Croce Rossa Americana diede il suo contributo alla Pia Casa d’Istruzione e Lavoro di Ariano Irpino, allorché, chiuse le ostilità e terminata di conseguenza la propria opera di assistenza presso gli ospedali militari italiani, decise di donare ciò che restava nei magazzini ad ospedali e ad altre istituzioni che svolgevano principalmente la loro missione a favore dei poveri e necessitavano di materiale ospedaliero.

Ludovico Arcucci e Nicola Durante

C’è da dire, inoltre, che Madre Giuseppina era a conoscenza dell’asprezza della vita nelle zone di guerra, in quanto frequentemente riceveva lettere e cartoline da parenti, conoscenti, tra cui anche un cappellano militare, mons. Riccardo Capobianco, ed ex alunni della Pia Casa, contenenti saluti, racconti o anche semplicemente sfoghi. Da esse emergono sentimenti di patriottismo, nostalgia per la famiglia e per le cose care, timori, ma anche racconti di cosa fosse la vita al fronte, che spesso rendeva gli animi più freddi. Madre Giuseppina non mancava, da parte sua, di pregare, assieme alle altre Suore ed alle orfanelle, per il bene dei militari e per la pace, facendo sentire la sua vicinanza anche attraverso corrispondenza. In una lettera scritta dal nipote Vittorio Palanza, impegnato come soldato al fronte, emerge il carattere forte e comprensivo della Serva di Dio, la quale sapeva consolare e compatire, e che veniva vista come punto di riferimento e persona alla quale affidare i propri sentimenti. I parenti impegnati nelle zone di guerra erano il fratello più piccolo Ludovico, il quale ottenne due decorazioni per benemerenze acquisite durante il conflitto bellico e successivamente proseguì la carriera militare fino a conseguire il grado di colonnello; i nipoti Giuseppe, Vittorio, Augusto ed Umberto Palanza, e Mario Gallo, il quale perse una gamba durante un combattimento.

Mario Gallo (5^ da sinistra, seconda fila) ed altri soldati

In questa circostanza storica la Serva di Dio Giuseppina Arcucci espresse la sua carità anche nei confronti di un membro dell’amministrazione comunale che l’aveva osteggiata nel periodo della controversia per il possesso dei locali dell’ex monastero del Santissimo Salvatore e di Sant’Anna, nei quali era stata istituita la Pia Casa d’Istruzione e Lavoro, vicenda che tanto dispiacere diede alla Serva di Dio ed al Vescovo Andrea D’Agostino, sebbene ne fossero usciti vincitori. La Serva di Dio Giuseppina Arcucci fece da tramite con il fratello Ludovico, ufficiale del Regio Esercito Italiano, affinché questa persona fosse trasferita da una città dove imperversava la malaria ad un’altra destinazione.

Il cappellano militare Riccardo Capobianco

Il cappellano militare Riccardo Capobianco