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Roma
Suore dello Spirito Santo: la vicinanza agli infermi

Suore dello Spirito Santo: la vicinanza agli infermi

L’attività caritativa della Serva di Dio Giuseppina Arcucci e delle sue “figlie”

Il giorno della memoria della Beata Vergine di Lourdes (11 febbraio) coincide con la Giornata Mondiale del Malato, e noi quest’oggi vogliamo brevemente parlavi di un aspetto del nostro carisma, quello dell’accoglienza e assistenza agli infermi.

La nostra Fondatrice è cresciuta formandosi principalmente come insegnante di scuola, per poi inserirsi in un contesto, quello della Pia Casa d’Istruzione e Lavoro di Ariano di Puglia (oggi Ariano Irpino), fondato per rispondere ad una urgenza educativa che riguardava soprattutto fanciulle povere, tuttavia, ella non mancò di allargare gli orizzonti della carità ad altri bisogni, come l’attenzione agli infermi e ai bisognosi. Lei stessa nel suo bagaglio di conoscenze aveva acquisito competenze ospedaliere presso le Suore della Carità di Napoli e ciò lo si evince non solo da biografie e testimonianze, ma anche dalle lettere nelle quali ella dispensava, all’occorrenza, consigli terapeutici per far fronte ai malanni delle suore e dei bambini.

Una prima importante circostanza in cui emerse questo aspetto del nostro carisma, fu in occasione del disastro ferroviario di Pianerottolo, nel settembre 1889, quando Madre Giuseppina, ancora facente parte della Congregazione delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, assieme ad altre suore corse in aiuto dei feriti, accogliendo, altresì, una bambina rimasta orfana di padre. Da qui in avanti e soprattutto con la nascita della nuova “Associazione delle Suore dello Spirito Santo”, le consorelle che ci hanno preceduto si prodigarono anche nel distribuire medicinali a chi bussava alla porta della Pia Casa e nella visita ai malati, portando loro medicine e conforto. Riguardo quest’ultimo prezioso impegno è interessante il botta e risposta che ci fu tra l’assessore sanitario del comune di Ariano di Puglia ed il vescovo diocesano mons. Andrea D’Agostino. L’assessore sanitario esternò la sua preoccupazione nel sapere che le suore compivano visite anche a persone affette da morbi infettivi, invitando il vescovo a proibire alle religiose di svolgere questa attività, temendo che esse, impegnate com’erano nelle scuole, potessero diventare veicoli di infezioni tra i bambini. Le suore, tuttavia, non mancavano di prendere le giuste precauzioni, tant’è vero che lo stesso vescovo così rispose:

Può ben un Vescovo raccomandare la prudenza e le opportune precauzioni, quando occorrono; ma non può essere inumano, né proibire ciò che Dio comanda, la carità, la giustizia e l’uso della libertà non pel vizio ma per la virtù. – Nei paesi più colti e civili di Europa e America, le Figlie della Carità e le Suore di molti altri Istituti Religiosi di beneficenza si occupano tanto della educazione quanto della visita ed assistenza degl’infermi senza alcuna difficoltà, anzi col plauso di quanti amano veramente Dio ed il prossimo loro. – Quindi raccomanderò sempre a tutti le cautele opportune nel fare la carità, senza mai preterirla”.

(Andrea D’Agostino all’assessore sanitario del Comune di Ariano di Puglia, 02 maggio 1895)

Del resto Madre Giuseppina e le sue “figlie” non si tirarono indietro neanche in periodi di grandi epidemie, come la malaria, quando esse portavano il chinino come rimedio ai malati, oppure nel corso della pandemia da spagnola, quando la Serva di Dio fece richiesta alla Croce Rossa Americana di materiale medico occorrente per far fronte alla malattia. Degno di nota l’impegno profuso dalle suore nell’ospedale da campo allestito in alcuni locali della Pia Casa d’Istruzione e Lavoro di Ariano Irpino nelle ore successive al terremoto del Vulture (23 luglio 1930).

Con il passare degli anni ed il crescere della Congregazione, le suore iniziarono a prestare servizio anche presso ospedali e cliniche private. Madre Giuseppina da parte sua, esigeva che le suore acquisissero una adeguata preparazione per meglio rispondere alle esigenze delle case di cura e dei malati, attraverso la frequenza a corsi da infermiera. La nostra presenza negli ospedali e nelle case di cura proseguì anche dopo la sua morte, nello specifico siamo state presenti nei seguenti luoghi: Casa di Riposo “Vittorio Emanuele II” (Bari); Clinica “Barnabeo” (Napoli); Clinica Squillante (Savignano); Ospedale “Corazzini” (Soleto); Casa di Cura “Villa Russo” (Miano – Napoli); Clinica “Brodetti” (Foggia); Clinica “Lembo” (Napoli); Clinica “Villa Anna” (San Giorgio a Cremano); Casa di Salute “Fleurant” (Napoli); Ospedale “Angelucci” (Subiaco); Clinica “Lagravinese” (Bari); Clinica Chirurgica (Martinafranca); Ospedale “S. Giacomo” (Monteforte Irpino); Ospedale “Leongrande” (Alberobello); Clinica “Villa Ester” (Avellino); Clinica Basile (Catania); Ospedale civile (Lipari); a queste realtà aggiungiamo il servizio prestato presso il consultorio materno impiantato per alcuni anni dall’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e Infanzia nella nostra casa a Pescina, negli anni ’50 del secolo sorso, nell’ambulatorio di Marcellina ed in quello di Manila nelle Filippine nel quale operava suor Matilde Schiavo come infermiera.

Le nostre attività oggi

Attualmente non abbiamo più suore in ospedali o cliniche private, tuttavia, manteniamo un’attività di assistenza agli anziani presso le case di San Cesareo e Bari (via Postiglione), e a persone disabili presso le Case famiglia maschile e femminile dell’Associazione “Maria Cristina Ogier” Onlus a Firenze. A quanto detto aggiungiamo le visite ad anziani ed infermi in tanti dei luoghi nei quali siamo presenti, soprattutto attraverso il ministero straordinario dell’Eucaristia.

Prezioso è stato anche l’impegno delle nostre suore delle comunità di Ariano Irpino nel preparare mascherine di protezione contro il sars -cov – 2, in un periodo della pandemia in cui non era facile reperire questa tipologia di dispositivi di protezione individuale.

Infine un accenno anche all’attività di accoglienza da noi svolta nella “Residenza Spirito Santo” di Roma, dedicata soprattutto ai parenti dei ricoverati presso il vicino “Policlinico Gemelli” e a coloro che necessitano di visite mediche e terapie, e dove è possibile sperimentare il sorriso, la cordialità e la possibilità di pregare insieme, e quindi la consolazione che deriva da questi momenti, cercando di operare, anche in questo modo, “tutto il bene possibile”, secondo lo stile trasmessoci dalla nostra Fondatrice.